REPORT 2018 DELLE CARITAS DEL FVG: IL PUNTO DI VISTA DEI POVERI

Venerdì 4 ottobre 2019 su impulso di Alleanza contro la Povertà Friuli Venezia Giulia si è svolta presso l’Auditorium della sede della Regione, in via Sabbadini a Udine un seminario sugli Strumenti a contrasto della Povertà in Friuli Venezia Giulia, promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Alleanza contro la povertà Friuli Venezia Giulia nasce in ottobre 2018, come articolazione regionale dell’Alleanza contro la povertà attiva a livello nazionale, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica ed attivare un confronto permanente tra forze politiche, sociali ed istituzioni, finalizzato all’individuazione, e successivo monitoraggio di misure efficaci a ridurre la povertà e l’emarginazione che essa comporta.

All’interno del Seminario è stato presentato il report sulla povertà delle Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia dell’anno 2018 dal titolo “Lavoro e Sostegno al reddito”.

In particolare nel secondo capitolo del report si raccolgono gli esiti di uno studio d’impatto delle misure regionali e nazionali di sostegno al reddito (MIA, SIA, REI, REI FVG), con la finalità di cogliere il punto di vista dei fruitori e le loro difficoltà, e di valutare conseguentemente l’efficacia dei contributi economici, rinnovi compresi, e dei relativi patti d’inclusione. Per realizzare la ricerca sono state intervistate 46 persone. Si tratta di persone residenti nei quattro Capoluoghi della Regione e in alcuni paesi e cittadine delle aree extraurbane, utenti del Servizio sociale. Il campione è stato costruito cercando di evidenziare tutte le tipologie di nucleo familiare che hanno beneficiato delle misure.

Le storie che ci sono state narrate attraverso le interviste parlano di difficoltà, a volte enormi, di paure, di solitudine, di malattia, di abbandono, ma anche di speranza, di forza, di capacità di vivere e di guardare al futuro. Sono storie che ci insegnano che raramente la povertà è solo una questione di reddito o di mancanza di lavoro. Quando è intensa e quando è protratta la povertà si incrocia con altre fragilità, che impattano su ambiti esistenziali diversi, come le relazioni o la salute. In questi casi una risposta meramente economica non è quasi mai sufficiente per risolvere le condizioni che hanno generato la povertà e/o l’emarginazione.

Rispetto al tema del lavoro si riscontra una generale difficoltà a risolvere i problemi di disoccupazione. Tra i primi beneficiari di MIA (che fanno capo al gruppo di persone intervistate per la seconda volta) alcuni avevano autonomamente trovato un’occupazione, ma per molti le difficoltà lavorative non si erano risolte. Il rapporto con i servizi preposti viene descritto come poco efficace soprattutto per le persone fragili, con basse qualifiche o con lunghi periodi di disoccupazione alle spalle. Non sempre, infine, i lavori che vengono proposti dai Centri per l’Impiego sono accettabili. La semplificazione “ti offro un lavoro, lo accetti”, si scontra con la realtà delle persone e delle loro famiglie o anche, più semplicemente, con questioni puramente logistiche. Un lavoro di poche ore giornaliere, con bassa paga oraria e a molti chilometri di distanza, può risultare economicamente insostenibile.

Nonostante le di verse criticità che ci sono state nell’erogazione, oltre a limitazioni nell’utilizzo del contributo, le Misure sono comunque un aiuto importante per le persone e le famiglie con reddito basso o nullo, anche se non sufficiente.

La povertà e l’esclusione sociale, infatti, non è semplicemente l’assenza di reddito dovuta alla mancanza del lavoro, ma accanto alla disoccupazione o alla sottoccupazione coesistono problematiche di salute, di solitudine e mancanza di relazioni con la comunità di appartenenza, nonché un’insufficiente professionalità per un mercato del lavoro sempre più competitivo.  L’erogazione di un sostegno economico, quindi, non è quasi mai sufficiente per aiutare le persone ad uscire dalla povertà e dall’emarginazione sociale. È indispensabile, quindi, che accanto al reddito di cittadinanza lo Stato e la società civile si impegnino ad accompagnare coloro che sono scivolati nel disagio socio-economico a rimuovere le cause che le hanno spinto verso la povertà e l’emarginazione: ad esempio sostenendole in un percorso di cura o di riqualificazione professionale.

Adalberto Chimera

Vicedirettore della Caritas diocesana di Gorizia

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