Caritas diocesana: un anno fatto di incontri, volti, sorrisi e parole

Il "riassunto", attraverso racconti e testimonianze, di alcuni dei momenti vissuti nel 2023

L’anno che si è da poco concluso ha visto nuovamente impegnata la Caritas diocesana di Gorizia su più fronti. Tante le iniziative messe in atto lungo tutto il 2023, il cui filo conduttore che ha guidato la Caritas e i suoi volontari è stata l’attenzione verso le persone, l’incontro e l’ascolto di chi è più debole, perché è lì che incontriamo il volto di Gesù. Un anno appunto fatto di incontri, volti, sorrisi e frasi che ci sono rimaste nel cuore e partendo da queste desideriamo ripercorrere i “momenti salienti” dei 12 mesi trascorsi assieme.

“Che difficile imparare tutta la canzone! Però poi è stato bello cantarla con i miei amici e gli altri che ho conosciuto oggi qui!”. Queste le parole di Agata (nome di fantasia), bimba che abbiamo incontrato nell’edizione 2023 di “Ragazzi Caritas” ospitata a Monfalcone. Nell’edizione dello scorso anno avevamo chiesto ai bambini e ragazzi dell’Iniziazione cristiana di imparare la canzone inedita “Coloriamo il domani”, scritta da don Francesco Fragiacomo. Un piccolo “impegno” da portare avanti con i propri catechisti lungo il periodo d’Avvento: imparare a cantare tutti insieme un messaggio molto importante, vivere colorando la vita come ci ha insegnato Gesù, attenti al bene verso gli altri. La canzone cantata tutti insieme ha ancora più valore e forza, come ha dimostrato Agata con le sue parole: la voce di uno può essere bella e forte ma è insieme a tutti gli altri che può diventare davvero potente. Questo l’invito e l’insegnamento ai “piccoli” dell’iniziazione cristiana, ma che vale per tutti: da soli possiamo fare molto ma è unendoci e seguendo gli insegnamenti di Gesù che possiamo diventare una vera forza che abbatte muri e incomprensioni.

“Ho 21 anni… ma adesso sembro molto più vecchio di quando sono partito…”.
“Non riuscivo a vedere un futuro in Pakistan, né per me, né per mia moglie, né per il nostro bambino di solo 1 anno”.
Parole che non lasciano indifferenti quelle di Hamza e Mohammed, due migranti incontrati a Gradisca, presso la parrocchia di San Valeriano, nel corso dell’accoglienza per l’”Emergenza Freddo”, messa in atto nella città isontina e a Gorizia, in Casa San Francesco. Parole che raccontano di giovinezze spezzate e di famiglie costrette a separarsi, il tutto per cercare un futuro degno di questo nome.
L’accoglienza per l’Emergenza Freddo ha inoltre dimostrato come, ancora una volta, anche “partendo dal basso” si possano realizzare grandi azioni: l’iniziativa è infatti sorta da una sensibilità della comunità e della parrocchia di San Valeriano, che non sono rimaste indifferenti difronte ai numerosi migranti che rimanevano fuori dai posti disponibili al CARA. Con l’appoggio del Comune di Gradisca, Arcidiocesi e Caritas, per molti mesi è stato possibile dare una risposta, vera, a queste persone.
In quest’occasione desideriamo ringraziare ancora una volta i tanti volontari che, nei mesi, si sono alternati per gestire l’accoglienza e le due strutture. Tra questi anche Franco “Cico” Colautti che ci ha prematuramente lasciati.

“A me, cosa interessa?”. Sono queste le parole di Michele, uno dei tanti studenti incontrati nelle Scuole secondarie di secondo grado di Gorizia durante il percorso di Cittadinanza attiva e sensibilizzazione sull’importanza della solidarietà messo in atto come Caritas diocesana. La domanda – provocazione nasceva da una nostra domanda agli studenti sul perché fosse importante avere attenzione verso le persone intorno a noi. Di rimando siamo stati “punzecchiati” a nostra volta. Questo non ci ha sconfortato, anzi è stato un vero stimolo: i ragazzi le domande se le pongono, e sono tante; spesso non trovano risposta se non tramite i loro “canali di comunicazione”.
I percorsi nelle scuole che il diacono Renato, il direttore della Caritas diocesana, insieme ai suoi collaborati, ha portato avanti durante l’anno scolastico, non avevano l’obiettivo di insegnare qualcosa dando nozioni, bensì far sentire ai ragazzi che appunto c’è qualcuno che li ha a cuore, che possono sperimentare a loro volta la cura e l’attenzione per qualcun altro. Perché questo? Perché ne vale la pena, perché dà più senso al nostro esistere: siamo più ricchi se coltiviamo la relazione e la cura.
Questo ha portato, al termine del percorso in un istituto, il direttore della Caritas diocesana a ricevere un’altra domanda da parte di uno studente: “perché dedicate del tempo a noi?”. Il diacono Renato ha subito risposto “perché vi vogliamo bene!”, una risposta che gli studenti non aspettavano minimamente e che ha cambiato completamente il loro punto di vista. Ha dato senso ad alcuni interrogativi che avevano e a tutto il percorso compiuto insieme.

“Quando esco, mi aspettate fuori?”. A porre questa domanda agli operatori della Compagnia di Teatro sociale Fierascena è stato Christian (nome di fantasia), uno dei detenuti della Casa Circondariale di Gorizia che ha avuto modo di prendere parte al progetto “Se io fossi Caino”.
Un interrogativo spiazzante, che fa percepire quanta solitudine silenziosa possa essere vissuta dalle persone. Christian temeva di essere solo una volta scontata la sua pena; Christian, anche attraverso il percorso compiuto con il laboratorio teatrale del progetto “Se io fossi Caino”, sostenuto dalla Caritas diocesana, ha realizzato una scoperta del sé più profondo, coltivando un desiderio di cambiamento e desiderio di umanità.
L’augurio che facciamo a Christian è di non essere mai più solo.

“È bello stare insieme ad altre mamme e poter fare pratica con l’Italiano!”. Anja (nome di fantasia) è una giovane mamma ucraina, ospitata con i suoi due bambini nel circuito di accoglienza gestito dalla Cooperativa Murice. Anja, nel corso della “Festa di Primavera” organizzata per far incontrare le famiglie ucraine ospitate a Gorizia e la comunità locale, ha incontrato altre mamme come lei, entrando così in contatto con una comunità allegra, aperta e vivace. Anja si trova nel nostro Paese ormai da quasi 2 anni e desidera essere più indipendente, per questo è desiderosa di imparare la lingua dello Stato che la ospita. Oggi Anja, dopo aver instaurato delle belle amicizie con altre ragazze e mamme, è diventata anche volontaria presso l’Emporio dell’Infanzia diocesano, dove aiuta a sua volta altre mamme come lei che si trovano ad affrontare un momento complicato.

“Intervenire durante l’emergenza per l’alluvione in Emilia-Romagna è stata un’esperienza che ha permesso di mettermi in gioco e di aiutare la popolazione sfollata. Mi ha colpito molto vedere con i miei stessi occhi i danni causati dall’alluvione. Camminando per la città molte persone ci fermavano e ci chiedevano se potevamo aiutarle nello svuotare le loro abitazioni, o a pulire gli oggetti a loro cari dal fango. Altre persone invece ci fermavano per raccontarci cosa avevano vissuto e come si sono sentite in quei momenti di difficoltà”.
È questa la testimonianza di Marco, giovane volontario della Confraternita di Misericordia di Cormòns, raccontata in occasione della seconda edizione della “Festa del Volontario” dello scorso settembre, un momento di incontro e gioia nel condividere, tra tutti i volontari accorsi, le fatiche ma soprattutto la motivazione nel dedicarsi agli altri. Marco ha sottolineato come il servizio che presta gli permetta di “dare un piccolo contributo e fare la differenza per qualcuno. Quello che ho imparato è che fare squadra, collaborando con le altre realtà di volontariato e mettendo a disposizione le proprie risorse, consente di fare veramente grandi cose”.
L’evento ha potuto aiutare ad approfondire il senso di questo gran fare, che ha una grande valenza sociale ma soprattutto – come ha spiegato l’ospite dottoressa Donatella Turri, direttrice della Fondazione per la Coesione Sociale Onlus – l’avere attenzione e cura verso l’altro, che non può prescindere dalla relazione, che è il senso e lo stile del fare volontariato.

“I giovani oggi hanno bisogno di essere perdonati e, in questo modo di accoglierli, trovare possibilità di riscatto”. Sono state queste le parole dell’arcivescovo Carlo alla Veglia per la Giornata mondiale dei poveri dello scorso novembre, dedicata alla “scottante” tematica della Povertà Educativa. Un tema molto caro a Caritas, dimostrato anche nel percorso messo in atto con le scuole, e che ha riscosso non solo molto interesse ma anche tanta emozione tra i presenti, consapevoli che tutto ciò che insieme, come società che si fa carico degli altri, è stato costruito, verrà lasciato in eredità e alla guida dei giovani e proprio per questo è giusto e necessario che tutti abbiano la possibilità di tirare fuori ed esprimere la parte migliore di sé.
L’augurio, ma anche la sollecitazione, per i mesi che verranno, è di dare quindi possibilità ai ragazzi che si avvicineranno alle nostre “porte”, di metterci in loro ascolto, con il cuore pulito dai pregiudizi.

È stato indubbiamente un anno segnato da tragedie, guerre, eventi ambientali estremi, ma è importante anche vedere il bello e il bene che non ha mai smesso di esserci: nonostante le diverse difficoltà che anche nella nostra diocesi viviamo, c’è ancora chi sente sia importante dedicare del tempo e mettersi a fianco dei più deboli. Ne è un esempio la nascita, o dovremmo dire rinascita, della Caritas parrocchiale dell’Unità pastorale “Porta Aperta” di Gorizia.
Un gruppo numeroso, ben 12 parrocchiani che, dopo un periodo di formazione con la Caritas diocesana, ha voluto letteralmente “aprire le porte” a chi si trova in difficoltà.
“Abbiamo deciso di continuare il cammino già iniziato dalla San Vincenzo, per dare una continuità al servizio che per decenni ha visto impegnate moltissime persone – hanno raccontato i volontari -. Pensiamo sia giusto condividere nella comunità il senso del servizio, a maggior ragione ora che siamo Unità Pastorale, per condividere in un unico centro le esperienze e le forze di anni di servizi parrocchiali verso coloro che si trovano nelle difficoltà”.

 

(Articolo pubblicato su Voce Isontina del 13 gennaio 2024 all’interno della rubrica “Gocce di Carità” a cura della Caritas diocesana di Gorizia)

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